Isola Mantovana
19/12/2014
Isola Mantovana


Contributo storico per una definizione dell’identità culturale
dell’Unione dei Comuni

Isola Mantovana

La scelta del toponimo Isola Mantovana come si constaterà dalla lettura del presente
contributo scaturisce prevalentemente dall’identificazione del territorio dell’Unione con
L’insula Referis, citata nelle fonti medievali e coincidente sostanzialmente con i Comuni
costituenti: Pieve di Coriano, Quingentole, Revere, San Giovanni del Dosso, San Giacomo
delle Segnate , Schivenoglia e Villa Poma.
Da qui l’intenzione da parte dei sindaci fondatori di mantenere il termine ISOLA come
elemento identificante un contesto territoriale che, in particolare in epoca matildica, assume
una connotazione unitaria, legata in un ambito giurisdizionale ecclesiastico, alla chiesa
matrice di Santa Maria di Revere (oggi nel comune di Pieve di Coriano), a sua volta
dipendente dal Vescovo di Reggio Emilia.
La “mantovanità” del territorio che nasce sostanzialmente dal XIII secolo e permane fino ad
oggi in maniera caratterizzante dal punto di vista amministrativo e culturale, alla luce anche
delle trasformazioni in atto su scala nazionale, ha indotto i sindaci fondatori a mantenerne la
radice attraverso l’aggettivo MANTOVANA come elemento distintivo del territorio e il senso
di appartenenza a un contesto storico che dal Medioevo presenta forti connotazioni
identitarie.

LO STEMMA DELL’UNIONE (Regio Decreto del 7 giugno 1943, n. 652)

La corona dell’Unione come quella dei Comuni, è formata da un cerchio aperto da quattro
pusterle (tre visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da
sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, ed il tutto
d'argento e murato di nero.
Lo stemma presenta sfondo giallo: colore associato al senso di identità, ma anche in chiave
simbolica al colore del sole. L’Unione dei Comuni come scelta strategica di condivisone che
darà rinnovata energia, forza, vitalità alle comunità aderenti.
Racchiusi all’interno di un’area su sfondo verde, perimetrata in azzurro dai corsi d’acqua che
identificavano l’antica Insula Referis, sono rappresentati i sette stemmi comunali disposti
secondo un criterio topografico. Il colore verde è il colore della natura che richiama
primariamente alla connotazione rurale del territorio ma anche alla vocazione condivisa dalle
comunità dell’Unione finalizzata alla tutela e al miglioramento dell'ambiente naturale; il
verde è altresì simbolo della speranza, al verde corrispondono inoltre solidità, stabilità,
equilibrio, forza e costanza o perseveranza.
Sulla parte superiore dello stemma è rappresentato il logo di Matilde di Canossa mutuato dal
Sistema Po-Matilde dell’Oltrepò Mantovano, ripreso come elemento identificativo del
contesto storico in cui si è maggiormente riconosciuta l’identità territoriale e da cui si è
sviluppato il tessuto culturale dei territori che costituiscono Isola Mantovana.

IL CONTESTO TERRITORIALE

L'area dell’Unione Isola Mantovana si trova in provincia di Mantova, in destra Po e Destra
Secchia e comprende i territori comunali di: Pieve di Coriano, Quingentole, Revere, San
Giovanni del Dosso, San Giacomo delle Segnate , Schivenoglia e Villa Poma che ne
rappresenta il capoluogo, distante circa 40 Km da Mantova, 50 Km da Modena e 60 Km da
Reggio Emilia; questa posizione periferica fin dall’epoca romana 1 viene equilibrata dalla
presenza del fiume Po, principale via di commercio, conferendo un ruolo importante per
l’economia dei centri cittadini.
1 Nel territorio di Isola Mantovana sono state individuate rare ed incerte attestazioni protostoriche, riconducibili
all’età del ferro solamente sul confine tra i comuni di Quingentole, Schivenoglia e Pieve di Coriano (presso Corte
Giannantoni) e una ansa cornuta del Bronzo recente in piazza a Quingentole nel 1987.

I fiumi Po, Custellus, Bondeno rappresentano nell’alto Medioevo i perimetrali di un’area
definita proprio da questi corsi d’acqua le cui tracce e spostamenti sono ancora individuabili
nella cartografia e aerofotografia del destra Secchia.
La caratteristica principale del territorio basso padano nell’altoMedioevo è l’abbondanza di
acque la cui instabilità ha inciso fortemente sul paesaggio nel corso dei secoli, soprattutto tra
VI e VIII secolo, periodo in cui il deterioramento climatico e la conquista longobarda hanno
messo in crisi il sistema di governo delle acque. Tuttavia diversamente dalle aree circostanti
nel Medioevo il corso del Fiume Po nel territorio di Isola Mantovana, pur nell’instabilità degli
equilibri ambientali non presenta variazioni sostanziali.
L’attuale tratto viario rappresentato dalla strada provinciale 43 che congiunge Quingentole e
Pieve di Coriano alla strada statale 12, insiste su una direttrice di origine romana parallela al
corso del Po che persiste anche nel Medioevo fino, appunto, ad oggi.
Sono stati proprio i lavori di rettifica dalla provinciale 43 a confermare la presenza di una
direttrice viaria e di un popolamento sparso4, distribuito prevalentemente lungo a essa.
La continuità di presenze insediative anche nell’alto Medioevo è confermata inoltre dai
materiali rinvenuti sulla superficie dei terreni coltivati: nelle ricerche degli ultimi 30 anni, oltre
una ventina sono i siti individuati nel territorio di Isola Mantovana.
La persistenza di una direttrice stradale minore e degli adiacenti nuclei abitativi suggeriscono
una discreta stabilità idrografica sulla fascia rivierasca tra l’attuale foce Secchia e Revere. Lo
spostamento dell’alveo del Po deve aver coinvolto solo parzialmente i siti a ridosso della
sponda, tra cui Parerolo segnalato come castrum nel 997 e forse San Savino di Revere.
Il contesto ambientale dei territori di Isola Mantovana, caratterizzato dalla presenza di spazi
incolti, occupati da boschi e paludi sarà determinante nel definire una delle peculiarità
edilizie riscontrate archeologicamente in siti come San Prospero di Villa Poma, San Lorenzo
di Quingentole o località Begnarde a San Giovanni del Dosso: l’uso rilevante del legno per
costruzioni, soprattutto nel tardo antico, associato al reimpiego dei materiali laterizi.
I riscontri archeologici nella pressoché totalità dei siti tardo antichi e altomedioevali della
bassa pianura padana evidenziano un’edilizia prevalentemente in legno strettamente
funzionale alle risorse del territorio: estesi boschi di querce, olmi, ontani e altre essenze8 adatte
alla costruzione.
L’adattamento alle condizioni economiche e ambientali, concretizzato attraverso il reimpiego
e l’utilizzo del legno, rappresenta la componente essenziale di un’edilizia definita di
sussistenza.

Saranno le caratteristiche idrografiche e i mutamenti politici a conferire al territorio di Isola
Mantovana una connotazione di frontiera: un limite la cui incertezza resta uno dei problemi
storiografici tra i più complessi.
La gravitazione del territorio di Isola Mantovana, in epoca romana, sull'asse padano e
l’appartenenza con ogni probabilità al contesto amministrativo emiliano continuano
ininterrotte nel tardo antico, ma con una sostanziale differenza legata al nuovo assetto
geopolitico. Il Po, da confine municipale, dal VI secolo diventa limite di frontiera tra Bizantini
e Longobardi; un limite che perdurerà fino alla metà del VII secolo. "La permeabilità dei
confini e la compenetrazione umana, agricola, e commerciale" paiono comunque non avere
tolto nulla di un'identità del territorio in oggetto di fatto romanica.
Questa appartenenza nell'alto e pieno medioevo resterà legata istituzionalmente alla
strutturazione diocesana non coincidente con gli ambiti amministrativi come evidenziato più
avanti.

L'isola di Revere

Alcuni insediamenti appartenenti al territorio dell’Unione a partire dal IX secolo risultano
contestuali all'insula Reveri, una delle cinque zone dell'Oltrepò Mantovano (definite
appunto "isole") delimitate da corsi d'acqua e paludi, presumibilmente, tra il Po, il Bondeno e
forse il Custello (coincidente in parte con il tronco inferiore del fiume Secchia). L'isola di
Revere comprendeva i territori degli attuali comuni di Pieve di Coriano, Quingentole, Revere,
San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, San Giacomo delle Segnate, Villa Poma e
parzialmente Borgofranco, Poggio Rusco, Quistello, e forse Magnacavallo.
Tale inquadramento è desumibile da documenti a partire dalla fine del IX secolo e, con
maggiore attendibilità, ma non completezza, soprattutto da un atto del 1232.
Nell'894 l'isola di Revere faceva parte del comitato mantovano, ma non della Diocesi in
quanto la giurisdizione spirituale restava subordinata al vescovo di Reggio.
In un diploma di Ottone II nel 980 S. Maria di Revere era inclusa tra le dipendenze della
Chiesa reggiana. Già da quanto emerge nella documentazione posteriore al IX secolo, i
possessi nell'isola di Revere dovevano essere molteplici e mutevoli. Sempre documentati
nell'isola sono gli insediamenti fortificati di Revere nel 833, Nuvolato e Parerolo nel 997 e
Mulo (l'attuale Ghisione) nel 1117. Con la donazione della corte di Nuvolato al vescovo di
Mantova da parte di Ottone III nel 997, il fiume Custello, segnava il nuovo confine
occidentale tra la giurisdizione del vescovo e i monaci di S. Benedetto.

In un documento post 1052 (1070?) sono citate sette cappelle che dipendevano dalla Pieve di
Santa Maria di Revere, nel territorio retto in feudo per conto del vescovo di Reggio dal
marchese Bonifacio, padre di Matilde di Canossa: "Reverim plebem cum castello quod modo
est destructum et septem cappellis”. Le sette cappelle dipendenti da Revere avevano funzioni
plebane (ma non necessariamente con diritto di battesimo).
Lo studioso Paolo Piva tentò di identificarle grazie soprattuto a un elenco dettagliato del 1219
in cui figurano dipendenti da Santa Maria di Revere 13 cappelle (altre 6 se ne erano perciò
aggiunte). In questa data il vescovo di Reggio conferma all’arciprete Manfredo: capellam de
Canacluno, ecclesiam sancti Silvestri de Guanzatica, ecclesiam sancti Savini de Revere,
ecclesiam sancti Blaxii de Zello, ecclesiam sancti Prosperi deMulo, ecclesiam sancti Andree de
Mulo, ecclesiam sancti Martini de Regnara, ecclesiam sancti Chiliani de Pararolo, ecclesiam
sancti Laurentii de Quingentullo, et omnia quidem spiritualia in sancti Florentini ecclesia de
Nuvelaria, et sancti Michaelis de Custello, et sancti Venerii de Manzeneta, et sancti Petri de
Nuvelaria.
Alcune di queste cappelle sono scomparse e le relative località sono difficilmente identificabili
come nei casi di Canacluno, Guanzatica, Regnara e Marceneta, quest’ultima forse
identificata in un sito archeologico posto tra Schivenoglia, Quingentole e San Giacomo delle
Segnate.
Da quest’elenco soprattutto appare evidente come la giurisdizione territoriale di Santa Maria
di Revere possa essere identificata con i territori dell’attuale Unione di Isola Mantovana e
alcune porzioni del territorio quistellese, di cui si ricorda San Giacomo e San Giovanni
facevano parte fino al 1924.
La Pieve di Santa Maria , forse, la Cappella di San Martino di Regnara in comune di Pieve di
Coriano, le cappelle di San Lorenzo e San Chiliano in comune di Quingentole, San Andrea
di Mulo e San Prospero in comune di Villa Poma, San Venerio di Marceneta forse nel
Comune di Schivenoglia, San Biagio e San Savino nel comune di Revere sono gli elementi
che meglio identificano un’area delimitata dal fiume Po a Nord e dalle paludi del Bondeno
che caratterizzavano a sud i territori comunali di San Giovanni del Dosso e San Giacomo
delle Segnate
Nel XII secolo le terre dell'isola di Revere risultavano ancora non appartenere
completamente al vescovo di Reggio, ma erano suddivise anche tra il Monastero di S.
Benedetto, il Monastero di S. Prospero, il Monastero di Nonantola, altri piccoli proprietari,
ma soprattutto il vescovo di Mantova. Numerose erano le controversie legali e le
rivendicazioni per il possesso dei diritti tra vescovo e feudatari che consideravano oramai i
feudi, affidati ai loro antenati, come proprietà private a tutti gli effetti.
Il 2 aprile 1144 papa Lucio II convalidava al vescovo di Reggio Alberone quanto era stato
attribuito a lui e ai sui predecessori da precedenti diplomi imperiali. Tale convalida era stata
sollecitata dal vescovo stesso contestualmente alla violazione da parte di vari feudatari di
diritti di proprietà; nell'elenco dei possedimenti rivendicati dal vescovo di Reggio appare
anche "Plebem de Coriano cum cappella de Mullo (di proprietà del monastero di S.
Benedetto) e aliis suis cappellis”.
Nel 1146 papa Eugenio III confermava la convalida del predecessore; nella bolla ritroviamo
ancora il riferimento alla Plebem de Coriano. All’arciprete di S. Maria di Coriano veniva
riconosciuto dal vescovo di Reggio il diritto di riscuotere decime, primizie e offerte; dunque
una possibile gestione economica delle cappelle dipendenti all'allora arciprete Manfredo e ai
suoi successori.
Dal XIII secolo si assiste al passaggio di tutte le chiese dell'isola di Revere dalla diocesi di
Reggio a quella di Mantova; passaggio reso inevitabile dal grande numero di feudi posseduti
dal vescovo di Mantova in quel territorio fino dal XII secolo.
La documentazione basso medioevale attesta il frazionamento della proprietà privata
nell'isola di Revere, frutto delle investiture operate dal vescovo di Mantova nei confronti di
numerosi vassalli.
Il territorio di tutta l'isola di Revere in seguito alla disastrosa piena del 1331 veniva concesso
l'anno seguente dal vescovo di Mantova a Luigi Gonzaga con l'impegno di riparare tutti i
danni causati dall’alluvione.
Villa Poma, 14 dicembre 2014
Alberto Manicardi


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PIAZZA MAZZALI 1

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